vita da fumettista

Giusto una curiosità che forse può interessare qualcuno: ecco una delle vignette che ho postato ieri scomposta nei vari livelli di lavorazione.

Mettendo ordine nel mio hard disk, sono saltate fuori alcune illustrazioni digitali realizzate per uno dei miei progetti che mai hanno visto la luce, Teenstorm. Questa è del 2004 e vede la protagonista della serie, Joelle, alle prese con un tizio palestrato blu dall’aria poco raccomandabile… Come sempre, click sull’immagine per ingrandirla.

… lavoro in pigiama.

Oggi mi sono recato a Torino e, mentre passeggiavo in uno dei più grossi mercati della città, l’occhio è caduto sulla rastrelliera di un’edicola sulla quale erano adagiati in bella vista, affiancati, il nuovo Texone disegnato da Garcia Seijas e il mio Nathan Never, usciti ad un giorno di distanza l’uno dall’altro. Ernesto R. Garcia Seijas è sempre stato uno dei miei disegnatori preferiti, insieme a Romita padre, Kirby, Magnus, Giardino e… Bhè, insomma, sono molti i disegnatori che mi piacciono, ma Sejias ha un posto speciale nei miei ricordi e nelle mie preferenze. Erano i tempi d’oro delle riviste Lanciostory e Skorpio. Sejias disegnava Helena su testi di Wood. Un capolavoro assoluto, lieve, frizzante, sentimentale, drammatico, emozionante. Poi c’era anche il Seijas che prestava i pennelli alla serie avventurosa Skorpio, sublime. Ma su tutte, la mia preferita era Mandy Riley, scritta da Collins, con dei disegni strepitosi per freschezza, espressività e bellezza dei personaggi. Ho quasi ogni singola vignetta di quelle storie ancora stampata nella mia mente. E oggi, il mio lavoro era lì affiancato a quello del Grande Maestro argentino. Emozionato, ho acquistato entrambi gli albi e per un attimo mi sono immaginato fisicamente a fianco di Seijas, come fossimo vecchi colleghi, con lui che mi metteva una mano sulla spalla in segno di approvazione.  Poi, ho aperto le pagine del Texone e sono tornato sotto le sue scarpe…

Ecco le famigerate tavole con le quali nel lontano 1992 mi proposi come disegnatore alla Bonelli. Ci sarebbe tanto da dire su queste ingenue paginette, di come la loro storia sia legata ad un matrimonio, ad una casa nuova, ad un attacco devastante di emorroidi, ad una lettera mai spedita, all’unicità di un Editore che non c’è più. Ma adesso non ho tempo, devo disegnare Nathan, davvero. Intanto, fatevi due risate alle mie spalle.

Eccomi al tavolo da disegno con il sacchetto di ghiaccio sulla spalla malandata. Impeccabile tenuta da lavoro del fumettista acciaccato.

Tempo grigio, cupo, piove a dirotto; il mio fisico è stanco e dolente. La spalla fa male. Non ho digerito. Mi è saltata una capsula. Ho strisciato la fiancata dell’auto. Questa vignetta tratta dall’episodio della Guerra dei Mondi che sto disegnando (Nathan Never 246) mi sembra adatta per rappresentare il momento e lo stato d’animo. Umpf!

Quindici minuti dal medico, cinque prescrizioni tra medicine, visite specialistiche ed esami vari. Com’è bella la terza età!

Sono circa le nove e mezza di sera e si inizia con il terzo turno di lavoro. (Primo turno di lavoro: da dopo colazione a pranzo. Secondo turno di lavoro: da dopo pranzo a cena. Terzo turno di lavoro: da dopo cena fino allo svenimento!)

Oggi, se va tutto bene e quindi salvo imprevisti, dovrei finire l’ultima pagina del prossimo episodio di Storie da Altrove. 154 pagine che mi hanno tenuto impegnato nove mesi. In questa vignetta, assieme ad Altrove in un’inedita versione sotto la neve, c’è un personaggio che mi terrà compagnia per un pò mentre il personale della base mysteriosa si godrà un periodo di meritate vacanze.

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